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Rifugio Elena: un ricovero sotto le Grandes Jorasses in Val Ferret

Nella parte alta della Val Ferret, sul versante italiano e meridionale del massiccio del Monte Bianco, un modesto rifugio in pietra e legno veglia su uno degli accessi più ricchi di storia delle Alpi. Il Rifugio Elena sorge sotto i bastioni delle Grandes Jorasses, tappa per gli alpinisti diretti verso alte vie glaciali, per gli escursionisti che percorrono varianti del Tour du Mont Blanc e per chiunque sia attratto dal tranquillo fondovalle scolpito dai ghiacciai sopra Courmayeur. È un rifugio di lavoro più che un monumento, ed è proprio questo a definirne il carattere.

Una valle sotto i giganti

La Val Ferret si allunga verso nord-est da Courmayeur come una lunga conca a U scavata dal ghiaccio, fiancheggiata da un lato dalle pareti sud del massiccio del Monte Bianco e dall'altro da creste più basse ed erbose che raccolgono il sole del pomeriggio. Il Rifugio Elena occupa il tratto superiore di questa valle, oltre le frazioni di Planpincieux e Lavachey, in un catino di pascoli e roccia dove gli alberi si diradano e le cime si stringono. Dalla sua terrazza lo sguardo corre subito alle Grandes Jorasses, la cui lunga cresta di roccia e ghiaccio domina il fondovalle, e alle lingue glaciali, tra cui quella del ghiacciaio di Pré de Bar, che ancora oggi scendono quasi fino al fondo della valle.

Il luogo è abbastanza elevato da sentirsi pienamente alpino, ma la salita dal termine della strada resta agevole rispetto al terreno che comincia subito oltre il rifugio, ed è anche per questo che da sempre funge da tappa più che da meta in sé. Rispetto al più frequentato versante di Chamonix, al di là della cresta, questa valle italiana conserva un'atmosfera pacata e pastorale, con il bestiame che pascola nei prati bassi fino a stagione avanzata.

Un nome della casa Savoia

Il nome del rifugio ricorda Elena del Montenegro, regina consorte d'Italia in quanto sposa di Vittorio Emanuele III, e appassionata autentica di montagna e alpinismo in un'epoca in cui il patronato regale contava moltissimo per lo sviluppo delle infrastrutture alpine. Numerosi rifugi italiani costruiti nei primi decenni del Novecento portavano il suo nome, a riconoscimento del sostegno che il Club Alpino Italiano riceveva dalla corona, e anche questo, sorto in Val Ferret per aprire gli accessi al gruppo delle Jorasses, era tra questi.

Come riporta la voce di Wikipedia in lingua inglese dedicata all'Elena Hut, l'edificio è stato ricostruito e ampliato rispetto alla sua struttura originaria, un percorso comune ai rifugi che nascono come semplici ricoveri di bivacco e crescono, decennio dopo decennio, fino a diventare i rifugi attrezzati che i visitatori trovano oggi. Questa storia stratificata, in cui il patronato ufficiale ha lasciato spazio a decenni di uso ordinario da parte di alpinisti e volontari del CAI, è impressa nella sostanza del luogo anche dove nessuna targa la racconta nel dettaglio.

Pietra e legno sopra il limite del bosco

Come la maggior parte dei rifugi storici affiliati al CAI, il Rifugio Elena è stato costruito per resistere a carichi di neve pesanti e a venti violenti, non per colpire da lontano: muri di pietra spessi alla base, un tetto a falde ripide, piccole finestre profondamente incassate, e rivestimenti e interni in legno che addolciscono lo spazio interno rispetto al granito esterno. Ristrutturazioni successive hanno aggiunto camerate in stile dormitorio, una sala da pranzo comune dove si discutono i programmi del giorno dopo davanti a una zuppa o a un piatto di polenta, oltre agli impianti idraulici e all'energia solare su cui i rifugi moderni contano oggi al posto del combustibile portato a spalla o a dorso di mulo.

Nulla di tutto ciò cancella la semplicità essenziale dell'edificio, che appartiene a una storia più ampia, quella dell'evoluzione dei ricoveri alpini da semplici capanne di pietra a strutture più confortevoli ma ancora robuste, descritta in Architettura dei rifugi: dai ricoveri in pietra ai landmark sostenibili. Al Rifugio Elena questa evoluzione si vede in piccoli dettagli pratici: un locale per gli scarponi pensato per il continuo passaggio di ramponi e piccozze, e una terrazza orientata esattamente verso le vedute glaciali che giustificano la salita dal fondovalle.

Ghiaccio, morene e granito

Il terreno intorno al rifugio è un esempio da manuale di alta valle glaciale. Morene laterali e frontali, cumuli di detriti spinti e depositati da un ghiaccio ormai ritirato, disegnano anelli e dossi tra i pascoli vicini, mentre la roccia affiorante più in alto appartiene ai graniti e agli scisti che compongono buona parte del versante sud del massiccio del Monte Bianco. Il ghiacciaio di Pré de Bar e i suoi vicini alimentano ancora torrenti di fusione che solcano il fondovalle, anche se, come la maggior parte dei ghiacciai alpini, nell'ultimo secolo si sono assottigliati e ritirati in modo marcato, un cambiamento visibile perfino a chi torna nello stesso punto a distanza di pochi anni.

Qui ci si trova in territorio glaciale in senso quasi letterale: il rifugio non è appollaiato accanto a una curiosità, ma incastonato in un paesaggio plasmato attivamente dal ghiaccio, passato e presente, dalle lastre di roccia levigata vicino al sentiero fino ai ghiacci crepacciati più in alto.

Campo base e luogo di incontro

Per gli alpinisti, il significato principale del Rifugio Elena è quello di punto di partenza per le vie sulle Grandes Jorasses e sul terreno glaciale circostante, sul versante italiano del massiccio, così come altri rifugi valdostani, ad esempio il Rifugio Guide d'Ayas, servono i propri settori di queste montagne. Le guide di Courmayeur, una delle comunità di guide alpine più antiche delle Alpi, usano rifugi come questo da generazioni per accorciare le giornate di salita e offrire ai clienti una base sicura e riparata da cui valutare le condizioni prima di affrontare un terreno impegnativo.

Per gli escursionisti il rifugio è altrettanto una sosta naturale sugli itinerari della Val Ferret, compresi tratti condivisi con il Tour du Mont Blanc, e un'occasione per trascorrere una serata in compagnia di un gestore o di una gestrice il cui ritmo di lavoro, cucinare, rifornirsi, osservare il meteo, accogliere sconosciuti a una tavola comune, appartiene a una tradizione alpina ben precisa, raccontata in I gestori dei rifugi: la vita sopra il limite del bosco. Le serate al rifugio seguono spesso uno schema familiare: una cena anticipata, chiacchiere su vie e condizioni, e un riposo precoce, imposto dalle partenze prima dell'alba che le salite glaciali impegnative richiedono.

Sulla mappa

Chiunque stia tracciando un itinerario sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, o sia semplicemente curioso dei rifugi che rendono accessibile l'alta montagna, può trovare la posizione esatta del Rifugio Elena, insieme a informazioni sul suo contesto e sui rifugi vicini, cercandolo sulla mappa a Rifugio Elena.